campanellino

lunedì 31 ottobre 2016

i giorni più belli

Sono questi: i giorni dei morti.
In cui si è liberi di volare nei ricordi del passato, svincolandosi dai legacci del quotidiano.
In cui si tralascia di rassettare, di correggere compiti, di far la spesa
per andare in un luogo dove tra i fiori e le pietre sfrecciano anime, pensieri, ricordi.
E rammenti il nonno che condivideva con te i gamberetti del fiume, color rubino, gli occhietti di ossidiana.
La nonna che trafficava nel cucinino coi mobili dipinti di azzurro cielo (e il canestro di vimini per la spesa, e il tarallo inzuppato nel latte per cena)
La zia che mi raccontava, inconsapevole, le fiabe di Basile, che ci facevamo ripetere milioni di volte.
Papà che si preparava per la parata, con tutte le decorazioni, la sciabola, la lunga navigazione.
Mamma che rassettava cuciva cucinava sferruzzava sempre sempre sempre sempre

Io piccola, io sorridente, io felice, lo sfilatino col pomodoro, la palla, la bambola, i gatti.

I giorni più belli sono questi.



giovedì 27 ottobre 2016

quel che resta

Che resta, del fulgore della giovinezza?
appannata l'immagine, sbiaditi i colori, smarrita per sempre l'agilità dei camosci e delle antilopi
resta
resta la sapienza
la trista conoscenza delle cose
resta lo sguardo mesto e lungo capace di vedere oltre l'orizzonte
resta la sazia pienezza dei giorni vissuti, grevi di emozioni, passioni, gioie brillanti, pianti desolati
resta
resta la frangia consunta del manto della vita

manto cangiante e potente
talora cupo, talora lampante

Ammirato dai giovani
unica forza dei deboli vecchi
impossibile da nascondere




venerdì 21 ottobre 2016

la mano vuota

E poi
tendi la mano
Scrivi, ad esempio. Magari scrivi una mail a una persona.
O a due, così hai un'altra possibilità.
Anche a tre: ecco meglio. A tre persone.
Per bere un pochino dalla coppa fragrante della condivisione
l'ambrosia che consola, che riscalda il cuore, che deterge la mente
che placa i sensi di colpa
[sempre lì in agguato, sempre pronti a mordere]
...
poi
...
aspetti
...
Nessuno.
Nessuno risponde.
Non è un complotto.
Non si conoscono.
Eppure: idem.
Fanno lo stesso.Tutti e tre: tacciono.
Nulla, niente, zero.
Io sono nulla, allora?
Evidentemente.
...
La mano
(aperta, tesa)
ricade
vuota.


lunedì 17 ottobre 2016

quella volta lì

Poi, c'è quella volta lì.
Il mulinello della malinconia, il gorgo della tristezza, la melma del rimpianto.
Rimpianto degli anni d'oro,
ma anche degli sguardi perduti in un soffio di vento
dei calendari sfogliati come le rose d'autunno
un petalo via l'altro, dolcemente, senza rumore.
E sono giorni tetri, quelli, giorni in cui chissà che daresti per risentire quella voce, rivivere quell'istante, ritornare a quella luce.
Ma la melma del presente paralizza le membra, incupisce la mente, appiccica i capelli.
Niente, niente è più come allora.
Mai più.
Agiti le dita nell'aria, invano...
Il lembo della veste del passato  è già svolazzato via, lieve, trasparente.
Ma è stato davvero, o è stato solo un sogno?


martedì 11 ottobre 2016

Le bastonate della felicità

Le cose belle capitano?
Sicuro: e a me, in particolare, capitano tutte insieme, esattamente come quelle brutte
Si danno l'appuntamento, insomma.
Ed è come una gragnuola di sassi in testa; al punto che ogni volta ne esco stordita, con una vaga sensazione di dolore contento, di contentezza dolorosa.
Così oggi.
Troppe tante cose
riconoscimenti pubblici, davanti alla platea più ostile
traguardi sociali raggiunti
ricordi di persone importanti, influenti, e amiche
contatti attesi per giorni e giorni e lungamente per giorni ancora: e realizzati così in un attimo


Come ne esco? con la pressione che salta la mazurka, con la testa che gira, con le pilloline magiche per ritrovare la serenità




sabato 1 ottobre 2016

Devo andare

Mi piacerebbe star ferma, lungo il fiume, a guardare l'acqua che si muove;
sempre uguale, mai la stessa, come diceva il filosofo
Invece no: devo andare
Devo inventarmi le cose, ribaltarmi la vita, prendere e lasciare, modificare
Fatica? sì, ma anche vita!
La noia, che mostruosità! da lei fuggo
Dalle piatte giornate grondanti tedio
ripetitive più del rintoccare del pendolo
Fosse per me, gli orologi suonerebbero ogni volta in modo diverso: così, per allegria
Ogni giorno me lo voglio inventare: e cambio una cosa qui, una là
così, per allegria