campanellino

venerdì 23 dicembre 2016

il barattolo

il tempo è un barattolo
poi, dentro ci metti quel che  vuoi
Non esattamente: magari...
Ci metti quel che capita
Un po' come andare a pesca.
Puoi trovarci le cose più impensate


Un Natale in ospedale per esempio (visto che odi tanto lo sfarzo vuoto e ributtante del commercio natalizio)
angoscia, ansia
spavento
emozioni che vivono te, anzichè essere tu a vivere le emozioni
La sensazione di essere in balia di qualcosa
di non avere il controllo della tua vita
e poi la percezione di un tempo allargato,
tempo come ovatta
come marshmallow
inconsistente
non ti resta nulla delle ore in sala d'attesa
mattonelle
mattonelle e panche
mi siedo qui
mi siedo lì
quanto rumore
puliscono
ma che ore sono
ascensori
corridoi
NOME
mi chiamano
che succede
,,,
                                                               


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lunedì 12 dicembre 2016

il sangue

Bisogna provarlo, cos'è.
Magari non te ne accorgi per lustri, per decenni.
Poi capita qualcosa.
E tu, d'un tratto, senti la voce del sangue: che ti parla, che ti chiama.
Non forte, bensì sottile e imperiosa.
E tu devi andare, sai che devi.
Tu vivi cose, ti ribalti la vita, per quella voce dura, sottile e imperiosa, che ti chiama, esattamente come fa la musica col serpente.


lunedì 31 ottobre 2016

i giorni più belli

Sono questi: i giorni dei morti.
In cui si è liberi di volare nei ricordi del passato, svincolandosi dai legacci del quotidiano.
In cui si tralascia di rassettare, di correggere compiti, di far la spesa
per andare in un luogo dove tra i fiori e le pietre sfrecciano anime, pensieri, ricordi.
E rammenti il nonno che condivideva con te i gamberetti del fiume, color rubino, gli occhietti di ossidiana.
La nonna che trafficava nel cucinino coi mobili dipinti di azzurro cielo (e il canestro di vimini per la spesa, e il tarallo inzuppato nel latte per cena)
La zia che mi raccontava, inconsapevole, le fiabe di Basile, che ci facevamo ripetere milioni di volte.
Papà che si preparava per la parata, con tutte le decorazioni, la sciabola, la lunga navigazione.
Mamma che rassettava cuciva cucinava sferruzzava sempre sempre sempre sempre

Io piccola, io sorridente, io felice, lo sfilatino col pomodoro, la palla, la bambola, i gatti.

I giorni più belli sono questi.



giovedì 27 ottobre 2016

quel che resta

Che resta, del fulgore della giovinezza?
appannata l'immagine, sbiaditi i colori, smarrita per sempre l'agilità dei camosci e delle antilopi
resta
resta la sapienza
la trista conoscenza delle cose
resta lo sguardo mesto e lungo capace di vedere oltre l'orizzonte
resta la sazia pienezza dei giorni vissuti, grevi di emozioni, passioni, gioie brillanti, pianti desolati
resta
resta la frangia consunta del manto della vita

manto cangiante e potente
talora cupo, talora lampante

Ammirato dai giovani
unica forza dei deboli vecchi
impossibile da nascondere




venerdì 21 ottobre 2016

la mano vuota

E poi
tendi la mano
Scrivi, ad esempio. Magari scrivi una mail a una persona.
O a due, così hai un'altra possibilità.
Anche a tre: ecco meglio. A tre persone.
Per bere un pochino dalla coppa fragrante della condivisione
l'ambrosia che consola, che riscalda il cuore, che deterge la mente
che placa i sensi di colpa
[sempre lì in agguato, sempre pronti a mordere]
...
poi
...
aspetti
...
Nessuno.
Nessuno risponde.
Non è un complotto.
Non si conoscono.
Eppure: idem.
Fanno lo stesso.Tutti e tre: tacciono.
Nulla, niente, zero.
Io sono nulla, allora?
Evidentemente.
...
La mano
(aperta, tesa)
ricade
vuota.


lunedì 17 ottobre 2016

quella volta lì

Poi, c'è quella volta lì.
Il mulinello della malinconia, il gorgo della tristezza, la melma del rimpianto.
Rimpianto degli anni d'oro,
ma anche degli sguardi perduti in un soffio di vento
dei calendari sfogliati come le rose d'autunno
un petalo via l'altro, dolcemente, senza rumore.
E sono giorni tetri, quelli, giorni in cui chissà che daresti per risentire quella voce, rivivere quell'istante, ritornare a quella luce.
Ma la melma del presente paralizza le membra, incupisce la mente, appiccica i capelli.
Niente, niente è più come allora.
Mai più.
Agiti le dita nell'aria, invano...
Il lembo della veste del passato  è già svolazzato via, lieve, trasparente.
Ma è stato davvero, o è stato solo un sogno?


martedì 11 ottobre 2016

Le bastonate della felicità

Le cose belle capitano?
Sicuro: e a me, in particolare, capitano tutte insieme, esattamente come quelle brutte
Si danno l'appuntamento, insomma.
Ed è come una gragnuola di sassi in testa; al punto che ogni volta ne esco stordita, con una vaga sensazione di dolore contento, di contentezza dolorosa.
Così oggi.
Troppe tante cose
riconoscimenti pubblici, davanti alla platea più ostile
traguardi sociali raggiunti
ricordi di persone importanti, influenti, e amiche
contatti attesi per giorni e giorni e lungamente per giorni ancora: e realizzati così in un attimo


Come ne esco? con la pressione che salta la mazurka, con la testa che gira, con le pilloline magiche per ritrovare la serenità




sabato 1 ottobre 2016

Devo andare

Mi piacerebbe star ferma, lungo il fiume, a guardare l'acqua che si muove;
sempre uguale, mai la stessa, come diceva il filosofo
Invece no: devo andare
Devo inventarmi le cose, ribaltarmi la vita, prendere e lasciare, modificare
Fatica? sì, ma anche vita!
La noia, che mostruosità! da lei fuggo
Dalle piatte giornate grondanti tedio
ripetitive più del rintoccare del pendolo
Fosse per me, gli orologi suonerebbero ogni volta in modo diverso: così, per allegria
Ogni giorno me lo voglio inventare: e cambio una cosa qui, una là
così, per allegria

martedì 27 settembre 2016

la polverina d'oro

Non sono"fortunata".
Non nel senso che s'intende comunemente.
Però ho quel pizzico di fortuna che mi aiuta... come un pizzico di polverina d'oro.
Cerco qualcuno per una notizia, non lo trovo dove dovrebbe stare? lo incontro per caso.
Non c'è parcheggio al lavoro? ecco qualcuno che in quel momento va via.
Vorrei parlare con qualche persona e non mi decido? mi chiama lei.
Non è fortuna vera e propria, no...
E' proprio e solo un pizzico di polverina d'oro sul grigiore della vita.


martedì 30 agosto 2016

Massi cadenti (=Rolling Stones?...)

Mi sembra che...
Non so se si può iniziare così, un post. Però se non si è sicuri, il "mi sembra" è d'obbligo.
Comunque, diamolo per certo.
La mia impressione è che le belle notizie, la felicità, caschino sulla testa esattamente così: come speroni di roccia che possono far secchi i malcapitati. O dovrei dire "bencapitati"? Insomma, i destinatari.
Mi stanno capitando, dopo un'estate massacrante per motivi diversi, con i quali non vorrei tediare i miei quattro lettori, mi stanno capitando dicevo delle mitragliate di belle notizie.
Rendo l'idea?
Sento i colpi addosso.
Come se mi tirassero sassi.
Sorriso tirato e dolore insieme.
Gioia che mi riempie di lividure.
Il respiro, poi, manca.
Non ho fame, ho solo sete, come quando si soffre tanto.
Devo essere felice_ dice una vocina grilloparlante dentro di me_Sono felice, ma di più sono in ansia.
Vado a camminare per smaltire l'ansia.
Bevo ettolitri di acqua per deglutire l'ansia.
La felicità è una gemma pericolosa.


lunedì 15 agosto 2016

l'evanescenza delle feste

Cosa si intende per festa?
il concetto di festa m'intriga.
F.E.S.T.A.
5 lettere
Quante cose racchiudono: pausa dal lavoro, uscite, attività diverse, pranzi particolari
La religione non c'entra nulla: ci è stata incollata sopra.
Le feste lo erano già, erano feste pagane.
Quindi sorgevano da esigenze intime dei popoli, i quali benchè primitivi, avvertivano già il vuoto esistenziale, la necessità di una pausa, di un attimo di respiro, di un fermo-immagine.
F.E.S.T.A.
Si va al rito (qualunque esso sia), ci si veste diversamente, si pranza diversamente.
Ci si incontra, si celebra insieme.
.....
E chi è solo?
Chi è solo cerca compagnia
Perchè durante la F.E.S.T.A.
spettri del passato, demoni dei rimpianti, si aggirano dietro le porte delle stanze, nella penombra dei corridoi.
Le anime sono scosse dal vento dei ricordi, le memorie spremute impietosamente.
.....
Perchè si sorride, quando si parla di  F.E.S.T.A.?

The Highlands

venerdì 5 agosto 2016

volere ... volare

Anche l'estate è un impegno.
Nel telaio della vita, l'inverno funziona come l'ordito faticosamente, lungamente, duramente issato sulle travi assordanti.
(Graaan, graan, fanno i fragorosi telai, di continuo)
D'estate, pian piano, con levità, si passa la trama:
ed ecco apparire le figure, i colori, le scene.
Così la vita.
Per questo, capita (capita!) che qualcuno, alla vista del risultato finale, del paesaggio risultante, decida di piantarla lì, di farla finita.
(Graan, graan, fa il telaio grande della vita, di continuo).



lunedì 18 luglio 2016

il semipieno


Che si sappia:
vedere il bicchiere mezzo pieno è la mia specialità.
Come io abbia fatto a sviluppare quest'abilità, non saprei dire... non ricordo.
Però, vuoi per sopravvivere, vuoi per sorprendere i piagnoni di turno,
immancabilmente mi capita di fronte a qualsiasi difficoltà inaspettata, di dire:
"Sì, però, questo ti consente di..." e giù una dissertazione particolareggiata dei benefici.

In realtà qualcosa dentro di me sussurra che sì, indubbiamente, però... magari era meglio di no.
Ma io non ascolto, oppure faccio finta.
Solo a distanza di anni convengo che sì, effettivamente, c'erano stati degli intoppi.
Ma vabbè: roba passata!

venerdì 8 luglio 2016

il puzzle

A chi non capita di avere un problema, magari uno di quelli a orologeria, non so se mi spiego.
Che sai che accadrà, aspetti aspetti, e alla fine -BUM- esplode.
Lo sapevi.
La prima cosa è saltare per aria, letteralmente.
Poi capisci che quella che è esplosa è solo la tua ansia, la paura di sbagliare.
Quindi, piano piano, elabori.
E lo smonti, pezzettino dopo pezzettino, per vedere come rendere poi il tutto un oggetto inoffensivo. Perchè di norma è così: tu non c'entri nulla, qualcuno ti ha combinato il pacco-regalo.
Solo che ti ci hanno infiocchettato così bene in mezzo, che rischi di farti male.
Allora, fare come gli artificieri.
Piano pianino. Un pezzettino per volta per disinnescare l'ordigno.
E neanche per distribuire colpe e responsabilità (che ce ne importa?)
Ma solo per uscirne.

sabato 2 luglio 2016

a mezz'aria


Com'è un sabato di mezza estate?...
è come essere sospesi a mezz'aria
Ti alzi con gli occhi ancora pieni di sogni, cerchi di mettere ordine nei pensieri e ti trovi una giostra di ipotesi a girare nella testa
Ti precipiti al mercatino (poi farà un gran caldo)
Lì, colori, suoni, sirene che ti attirano qui e là...
che tardi! via, dal dentista
Attesa attesa attesa... per un controllino e un appuntamento (c'è scappato anche un sonnellino di nascosto)
Poi presto a cucinare
a pranzare
a rassettare
...e la casa mezza vuota, i figli andati, il gattino rintanato
chissà dove
(Quanta stanchezza... e se dormissi, così, con questo filino d'aria che mi culla?)
Devo decidere ancora se è più la noia o la tristezza
(la seconda, senz'altro).

venerdì 24 giugno 2016

Il polpo - tecniche di cottura




Che poi mi dispiace pure per l'animaletto, che mi è simpatico.
Ma non mi riferivo affatto all'ordine Octopoda, per intenderci.
Mi capita, in talune fasi della vita, di avere a che fare con un particolare tipo di persona.
Qualcuno che, per qualche sconosciuto motivo, si sente superiore: alla gente, in generale... a me, in particolare.
Così, da una serie di atteggiamenti di peso via via crescente, scaturisce in modo sempre più palese una leggera esitazione nel rispondere alle domande, un lasciar trascorrere tempo dall'elargire le proprie preziose risposte, una generica noncuranza e aggiungerei una evidente noia.
Naturalmente, poichè non ci sono motivi reali per tale modus, ci metto tempo a capire.
Ma, si sa, io sono de coccio.
Quando, trasecolata, mi rendo conto dell'assurda situazione, del ridicolo vortice di quesiti senza replica, di rispostine rare e centellinate...  applico la tecnica di cottura del polpo.
Ormai, mi stupisco, ma neanche così tanto.
Ormai ho capito che un 15% di qualunque popolazione è costituita da gente che si presume superiore, così, a prescindere.
Così, lascio.
Smetto di interagire, di chiedere, di parlare.
Smetto di esserci.
Basta saluti, basta auguri.
Basta tutto.
Allora, prima stanno lì, acquattati, aspettando la prossima domanda.
Che non arriva.
Passano i mesi... diventano inquieti: ma come?
Passano gli anni.
Beh qui la situazione si capovolge, ma lo storytelling finisce qui, perchè ormai per me ha perso ogni interesse.
Il polpo, a questo punto è ben cotto, e pronto per essere mangiato: da qualcun altro.

---
Dimenticavo un dettaglio, per i cultori della gastronomia:
prendere il polpo, pulirlo, metterlo in casseruola senza alcuna aggiunta, incoperchiare; lasciar cuocere da solo a fuoco lento.  Diventerà tenerissimo.
Il polpo va cotto nella sua acqua.

giovedì 2 giugno 2016

le feste civili... j'adore

 2 

Quando ci sono le feste civili, soffia il vento della libertà.
Nelle feste civili si può fare quel che si vuole
non c'è alcun tipo di obbligo.
Non bisogna andare in comune, o in prefettura, o in qualche altro luogo deputato.

Nelle feste civili, se voglio mangiare pasta e patate, o salsicce arrostite, nessuno mi può criticare
(provate a proporlo a Natale)

Nelle feste civili non devo addobbare la casa come un bastimento pavesato di rosso e oro
(per poi togliere nei tempi stabiliti tutti i maledetti addobbi e ben conservarli per l'anno successivo)

Nelle feste civili nulla minaccia il mio peso corporeo: nessun dolce, nessuna frittura, nessuna pietanza lungamente e faticosamente preparata con costosissimi ingredienti)

Nelle feste civili posso vestirmi come mi garba, nessuno osserverà se ho il solito cappotto, o il jeans dell'anno scorso.

Nelle feste civili, se mi gira, dopo pranzo vado a camminare un po'
(provate a farlo a Natale)

Adoro le feste civili
   


sabato 28 maggio 2016

double

https://www.flickr.com/photos/36364380@N07/26703844103/in/dateposted-public/
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Autentico.
Niente artifici: è proprio così.
Come si sente un fiore bicolore di suo? nato così: non frutto degli sghiribizzi di un floricultore cervellotico.

Credo di sapere come si sente.
Normale.
Sono gli altri, eventualmente, che sono strani.
.................
C'è chi di mattina insegna matematica e di sera studia francese.
...............
C'è chi nei ritagli di tempo scribacchia sciarade e indovinelli.
...............
C'è chi adora un gattino abbandonato ipovedente e lo tiene come il principe dei giaguari.
...............
Normale.

martedì 24 maggio 2016

...tu non sarai, preda dei venti...

Che giorni, che ore!
e che violenza di pensieri, che entrano e escono tra le ossa del cranio, sbattendo la porta dello sfenoide (che ogni volta sobbalzo) o prendendo a calci l'etmoide.Qualcuno tempesta di pugni (chissà perchè) il parietale, mentre l'atlante e l'epistrofeo cigolano sinistramente quando giro la testa.
Non parliamo di mascella e mandibola che mi sembrano due comari che si tengono il broncio. Una sguscia di qua, una di là, e le parole diventano versacci scomposti.
Un cenno andrebbe fatto per il mio colorito.
Perchè non posso avere una pelle di pesca?
non sarebbe la scelta più sana, tranquilla, ecologica?
macchè.
Al minimo cambiamento di programma, il mio colorito prende alla lettera il proprio nome e diventa il mio COLORATO. Rosa acceso, rosso fuoco, rosso porpora.
Dopodichè, passata la tempesta, passiamo al grigio polvere...
certo, il colore lo abbiamo sprecato tutto prima!

Adesso, calmata la buriana, sono qui, con la mia faccetta grigia, a chiedermi il perchè di tanta agitazione.
Come amo le persone impassibili, pacate, serafiche, imperturbabili.
Ma io no, devo ammetterlo e accettarlo, non sono tra quelle.


domenica 15 maggio 2016

nel recinto

cos'è la domenica pomeriggio?
Un'anticipazione del lunedì, ad esempio.
Lasciamo stare il poeta e il villaggio, ma davvero l'aria del dopopranzo domenicale non è esattamente aria di libertà.
I pensieri del lunedì già ci iniziano ad agitare le loro cupe, lunghe ali davanti alla fronte.
Il recinto della settimana è esattamente alle nostre spalle:
Sembra quasi il tubo del lavandino... crea un vortice che ci tira, ci tira , ci tira...
Come in un incubo, i pensieri ariosi e leggeri del sabato si dileguano
Al loro posto, neri pensieri, densi di incombenze che si moltiplicano sotto i nostri occhi.


giovedì 12 maggio 2016

occhi neri

_Da adesso dovrò farne a meno. Per sempre._  per un attimo, gli apparvero quegli occhi nerissimi, fiammeggianti._Per sempre._
Si trovò a vagare con lo sguardo tutt'intorno, come a cercare una via d'uscita.
Mai più, non l'avrebbe mai  più vista. Mai più si sarebbe arrabbiato con lei, mai più l'avrebbe evitata per farle dispetto. Mai più le avrebbe detto cose gentili per stupirla. Mai più.
Comunque non importava adesso: si sarebbe portato con sè quell'amputazione per sempre (non vederla, non sentire il suono della sua voce). Adesso c'era il lavoro; e problemi e fastidi .
L'immagine di lei andava a sbiadire pian piano, si dissolveva nelle preoccupazioni affollate nell'attimo presente. (Non sparire, resta qui, che ti veda, almeno nei sogni, una volta ancora).
Adesso c'era il tedio quotidiano, le noiose incombenze, i lievi palliativi, i doveri, gli impegni, la noia... la noia.

Ma non ce l'avrebbe fatta a sopportare lo sfascio del suo progetto di vita. A lasciare tutto: ad affrontare lo stacco, le sordide questioni economiche, le rabbiose querimonie dei figli "Tu...tu...tu...". Meglio così.
Meglio rinunciare a lei, allo strappo nel cuore al solo vederla, alla ferita che lasciavano i suoi occhi .
Già solo il sapere che in un punto del mondo esisteva lei, esisteva quel fascio luminoso di occhi neri, quei capelli lucidissimi riccioluti duri e forti (come lei), già era un sollievo; come lo era il raccogliersi la sera a sognarla: a occhi chiusi, a occhi aperti, comunque.
 Oci ciornie...

martedì 10 maggio 2016

Il letargo

Da un po' a questa parte ho uno strano modo di reagire allo stress.
Prima: carica carica carica...e sono piena di tensione.
Poi, dopo l'evento: "IL SONNO".
Un sonno totalizzante, da piegare le ginocchia, vano cercare di reagire aiutandoti con tocchetti di cioccolato fondente
        
Vade retro, grassa crema al cioccolato, qui ogni tocchetto è un grumo di energia pura.
Frattanto, IL SONNO è lì sul mio capo, come un temporale in attesa di scoppiare




sabato 16 aprile 2016

quant'è bella giovinezza...

...che si fugge tuttavia"
così iniziava una famosa poesia di Lorenzo de' Medici (Il Magnifico), che poi era  più esattamente un canto carnascialesco.
La bellezza della giovinezza è la forza: e qui la intendo come sicurezza, sicumera quasi; ma a intervalli, a corrente alternata, perchè di colpo trapassa inspiegabilmente in una nera disperazione, in una inspiegabile e ingiustificata tetraggine. (L'amour?...)
Ma la bellezza della giovinezza è la ridondanza della salute, il senso di immortalità, il lungo orizzonte aperto dispiegato davanti agli occhi.
E la certezza del corpo, delle gambe, delle braccia, la presa decisa, il piglio determinato.
La corsa, il salto, lo scatto, il lungo cammino (sì, sono un po' stanca... per fatiche da Ercole).
Gli occhi che vedono lungo, le ginocchia che scattano come molle, i piedi sono di gomma.
I capelli: tanti, luminosi, rigogliosi, sembra vivano di vita propria.
I denti non sanno di essere belli nella loro attività: mordere, recidere, tirare, macinare.
Luminosi, candidi e crudeli, non si curano del proprio splendore.
Gli occhi sono fasci di luce: e non temono di fissare il sole di mezzogiorno.


 ...Chi vuole esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza."


Il domani è camminare piano. Salire le scale con fatica. Con affanno. Con dolore alle ginocchia.
Avere almeno due paia di occhiali. Evitare la luce forte che dà l'emicrania,
Sentirsi fortunati per ciò che resta dei denti. Masticare con delicatezza. Evitare roba dura.
Porsi dei limiti alla fatica, e faticare per quel poco.

I pregi dell'età avanzata ci sono: sono la saggezza, l'esperienza, la consapevolezza.

"...Ciò che ha esser, convien sia."

giovedì 7 aprile 2016

Flashes of Inspiration

 Questo video mi piace molto.

Per originalità, intensità espressiva...è breve, ma questo non vuol dir nulla.

E' bello.

Se vi piace, potete anche esprimere il gradimento su youtube.





https://www.youtube.com/watch?v=Flvl_8safwQ



giovedì 17 marzo 2016

il volto oscuro della primavera

La primavera ormai è qui:
lo dicono i narcisi color panna, i giacinti cerulei, lo dicono le foglioline del salice che spuntano a ciuffi, finanche le fresie scapigliate, ancora in procinto di fiorire, ma già complete nelle foglie esili e lunghe svolazzanti nel gelido vento di nord est.
Lo dice persino l'innaffiatoio sornione, pronto a curiosare in un vaso e nell'altro portando i verdi pettegolezzi qui e là.
Ma in questa festa lieta e colorata ci saran pure delle piante parassite. Delle piante (non maligne, no: che la natura non contiene in sè il concetto del male) che danneggiano le altre, che ne assorbono la linfa e, forse, la vita.
A pensarci vengono i brividi: quando tutto è bellezza, non si riesce ad applicare l'idea del male.

Così sembrano a me taluni giovani, che compaiono all'improvviso (ma con tragica periodicità), comunque inattesi e quasi irreali, nelle cronache quotidiane.

sabato 20 febbraio 2016

Una Parigi-Dakar

https://flic.kr/p/EhcQzQ

Alzi gli occhi, a un tratto: e c'è una volta blu . Come stare in una di quelle bellissime palline dell'albero di natale, quelle con la slitta e le renne, e l'ovatta che simula la neve.
E a un tratto, ti vedi passare davanti tipo scene dalla tua vita, attaccate l'una dopo l'altra come fossero un festone pubblicitario trasportato da un aeroplanino.
Belle brutte e così così (certe che non vorresti proprio ricordarle, figuriamoci vederle scorrere nel cielo).
Ma tant'è, non si sceglie, non si può.
E allora pensi: ma allora sto per morire, dice che la vita la si rivede quando si è in punto di morte.
E poi consideri che ormai un bel pezzo l'hai camminato, quanto ne può restare e poi capirai, il pezzo finale con le malattie non lo vuole nessuno, sai che spasso (questo lo avevo già capito a sedici anni, per la verità).
In realtà, mai dire mai, non si sa quanto avanza, vivere è come passeggiare nel deserto, sei vicino o sei lontano dal traguardo, boh?
Ecco, la vita probabilmente è come una Parigi-Dakar (quante volte l'ho sognata...) piena di sorprese e non sai mai per te quando finisce. 




giovedì 4 febbraio 2016

Devo darci un taglio

Mica semplice.
Provi disagio.
Ti senti infastidita, pressata (spiata? forse. Quasi)
E poi, soprattutto, non capita.
Ci son desideri che non si possono dire, perchè non se ne ha percezione.
Non si sa di volerli.
Ma l'urgenza c'è, e c'è mancanza, c'è privazione, scontentezza.
Manca la gioia del'appagamento.
Senti che ti DEVI accontentare.
Finchè ti interroghi sul perchè...
E poi, dopo tempo, decidi.
Basta,
Basta deve finire questa storia.
Basta queste parole sentite duemila volte
Basta questa finta gioia.
Si scende dalla giostra: si cambia.

Che poi neanche è facile.
Intorno, tutto nuovo.
Il disagio era comunque cosa familiare.
Adesso, non sai neanche il dove:
dove sederti, dove leggere, dove scrivere.
ma non importa:
questo è un disagio bello
perchè è imbevuto di verità.
Poi le parole, scelte con cura
I problemi
detti in punta di labbra
spiegati, senza ipocrisie.

E poi nel tepore, nel caldo
ti accorgi che la tua immagine prende la giusta dimensione
Che sei di nuovo tu
nello specchio
Il tuo viso, il tuo sorriso
i tuoi occhi ridenti
a osservare
i capelli
Belli!
Che brava
la nuova parrucchiera





sabato 30 gennaio 2016

parole come lame

Taluni provano a non far del male, anche quando devono dire cose sgradevoli.
E tentano di proteggere l'altro, anche goffamente, anche senza troppo riuscirci.
Altri, no.
Altri (cos'avranno nel cuore? una scaglia di vetro?) scelgono con cura le parole dure
il tono sprezzante
affilano la lingua dai due lati come fosse una lama in mano all'arrotino
E colpiscono
preciso
netto
al cuore

Poi, socchiuse le palpebre, aggrottate le sopracciglia altezzose
sollevato il mento, ritratta la voce sanguinaria
spariscono evanescenti
nella nebbia di un silenzio polare

[sanguinanti, restano le vittime riverse, dolenti e amaramente pensose del tempo sprecato
dappresso a simili belve]



venerdì 1 gennaio 2016

Sopravvissuti al Natale

Riuniamoci. Riconosciamoci, parliamone.
Siamo coesi, esprimiamo un'identità unica, un sentire forte.
Noi, noi che visceralmente, profondamente, intensamente, detestiamo lo sferragliante carrozzone delle festività cosiddette natalizie, gridanti di campanelli, rutilanti di luci, ossessionanti di rosso e oro.

Dal decadere mesto dell'estate, dalle prime foglie che si accartocciano, già s'intravede la vampa porporina in agguato. L'autunno florido e sinuoso, abbondante e possente, si estende di arancio, dilaga di giallo. Poi, in una rapida successione di eventi, le nere vesti velate dei morti, dalle pallide lacrime di cera, non riescono a celare del tutto l'orribile caravanserraglio:
che ecco s'acquatta, ma lesto rimbalza e con un gran salto ci è addosso. E sbrana lungamente, crudelmente, i pochi giorni dell'anno rimasti, i pochi denari accantonati, cannibalizzando tempo, cose, persone, spazi, tempi. Creando obblighi inesistenti, soffocando pensieri, strangolando sentimenti.

Infine, gennaio.
Nel gelo dei cristalli ghiacciati, nelle raffiche gelide di grecale e tramontana, la farsa pagliaccesca è finita.
Ancora una volta.
Ancora per questa volta.