campanellino

venerdì 25 settembre 2015

le parole autonome

Le persone pazienti hanno un problema.
A un certo punto, dopo un tot di ettolitri di pazienza, finisce... e non ce n'è più.
Le persone circostanti, abituate a pulircisi i piedi sopra, a chieder loro tutto, l'utile e anche l'inutile, ci restano malissimo! Ma come, non s'era detto che quelli sopportavano tutto? Che davano il doppio di quanto richiesto? Che davano senza chiedere in cambio nulla?
Il punto è il seguente: le suddette persone si aspettano un gesto.
Cos'è un gesto?
Un'attenzione, un pezzetto del tuo tempo che dedichi a me, un fiore, un libro (anche usato, non importa).
Qualcosa di traducibile con "Ti penso, sei importante, capisco quel che mi dai".


E se invece non arriva?
Se gli interlocutori si rivelano per quel che sono, ovvero: egoisti, pretenziosi, queruli, aggressivi, scorretti, insensibili, autoindulgenti, avari (del proprio tempo e del proprio denaro)?

Oh, beh. Facile rimpiazzarli.



Intanto,c'è come un clic.
Una rotellina si gira, una catenella si muove; un contrappeso si alza, una sbarra si sposta, una leva ruota, uno sportello si apre... nel silenzio si sente una voce che dice: "Magari gli capita di avere una ricompensa uguale alla mia".

Così, i grandi amici, i nobili colleghi, i fraterni compagni, le aristocratiche sorelle, si trovano scoperti, nudi, di fronte alla propria miseria.
E non c'è nulla che possa coprirne la vergogna.
E, lasciatemelo dire: ben gli sta.





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