campanellino

domenica 29 marzo 2015

La trappola

Facciamo conto che tu sappia che ti aspetta una trappola.
Sai il chi, il dove, approssimativamente il quando.
Ti manca solo il come.
Hai l'ansia.
Quasi ti compiaci di questa novità.
Ma sei consapevole che può farti male: e tanto.
Passi i minuti a baloccarti con questa cosa, che è lì, collocata in un punto del tuo futuro.
In cima a uno degli apparentemente innocui numeretti del calendario, c'è una sciabola sospesa, pronta: per te.
Qualcuno (per divertimento? per noia? per ottusaggine?) Ci ha lavorato un bel po' e adesso è tesa, pronta a scattare.
Tu, apparentemente incauto e inconsapevole, poni i piedi l'uno davanti all'altro e il bracconiere ti guarda da dietro al fogliame, certo che ci cascherai in pieno.
Tu sai, e però sai di non poter evitare il sentiero.
Osservi ogni sassetto, ogni steccolino.
Presto, presto davanti alle tue scarpe ci sarà il tranello: FUGGI; SCAPPA CON L'ANGOLO DELLA LEPRE
(Ce la farai? o cadrai lì, nella trappola?)

venerdì 27 marzo 2015

Tomas Tranströmer - Solitudine





Solitudine
I
Qui fui sul punto di morire una sera di febbraio.
La macchina scivolò sul ghiaccio e finì
nella corsia opposta. Le auto che sopraggiungevano,
i loro fari si avvicinarono.

Il mio nome, le ragazze, il lavoro
lontanissimi si sciolsero e rimase
soltanto il silenzio. Ero anonimo
come un ragazzo nel cortile della scuola circondato da nemici.

Il traffico mi veniva incontro con luci enormi.
Mi illuminarono mentre cercavo di sterzare
in un trasparente terrore che montava come albume.
I secondi si dilatarono – vi si trovava spazio –
divennero grandi come edifici di ospedale.

Quasi si poteva sostarvi
e respirare un attimo
prima di essere travolti.

Allora si presentò un appiglio: un caritatevole granello di sabbia
o una meravigliosa raffica di vento. La macchina si staccò
e attraversò obliqua la strada.
Un palo spuntò e si spezzò – un rumore secco –
e volò via per le tenebre.

Finché fu il silenzio. Rimasi seduto al volante.
Poi vidi qualcuno arrivare attraverso il nevischio
a vedere cosa mi era successo.

II
Ho vagato a lungo
per i campi gelati dello Östgötaland.
Nessun uomo in vista.

In altre parti del mondo
si nasce, si vive e si muore
in un costante accalcarsi.

Essere sempre visibili –
vivere in uno sciame di occhi –
deve dare al viso un’espressione speciale,
volti coperti di argilla.

Il brusìo aumenta e diminuisce
mentre si dividono tra loro
cielo, ombre e granelli di sabbia.

Io devo stare solo
dieci minuti la mattina
e dieci minuti la sera.
– Senza alcun programma.

Tutti fanno la fila da tutti.
Molti.
Uno. 

Tomas Tranströmer

(traduzione di Maria Cristina Lombardi



The Highlands

giovedì 19 marzo 2015

Diva e Dea

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La primavera per ora l'ho vista solo qui, ai piedi del Vesuvio: da me, in montagna, tutto ancora rabbrividisce, piante comprese.
Qualche gazza temeraria saltella in giro sulle tegole, qualche tortora si avventura sulle ringhiere.
La primavera, da vera diva, si fa attendere


mercoledì 11 marzo 2015

Il silenzio

Sento la necessità di un po' di silenzio.
Sono stanca di essere incalzata, assordata da tante parole, raffiche di parole gridate, urlate, strepitate.
E poi, il "silenzio" mi ricorda mio padre, che lo fischiava per far addormentare il mio primogenito. Aveva un fischio modulato, musicale, sembrava uno strumento. Mio figlio si addormentava così, ascoltando il nonno ex-militare (ex? un militare lo è per sempre)



sabato 7 marzo 2015

Una vita di corsa

Cerco di evitare i paletti.
Non amo il capodanno, in genere (anzi lo detesto, e trovo sciocco "festeggiarne" la data (cos'è una data? il tempo fluisce imperterrito: siamo noi che gli attribuiamo punti critici).
Ma mi annoia anche il capodanno della vita, il compleanno, che mi sembra come un colpo d'ascia sul capo, ogni anno.
Perchè mai dovrei fare cose diverse, perchè ricordarmene? il fiume della vita va, senza soste, senza chiuse: senza compleanni.
Non sono che vane finzioni nostre.