campanellino

venerdì 20 novembre 2015

Alla fine

Alla fine, rinunci.
Dopo tanti silenzi ovattati, dopo tanti disperati tentativi, e parole arrotolate all'amo di un punto di domanda, invano.
Dopo solitudini ammantate di disperazione, dopo essere precipitata da un piano all'altro nella mente, come se la tua testa fosse l'Empire.
Rinunci.
Chiudi davanti al tuo viso le porte dell'armadio e resti lì nel buio odoroso dei cappotti, nel silenzio dell'anima, avvolta dal fruscio serico dei foulards e dal ruvido scorrere dei ricordi davanti agli occhi.
Frasi nelle orecchie, sussurrate da chi non c'è più, da chi non è più lì, da chi non è più lo stesso.
Come un film già visto mille volte, a cui si è stupidamente affezionati, e che stupidamente intiepidisce il cuore.
Fuori, il nulla.

domenica 1 novembre 2015

{Perd-ono,ere,uti} {pers-o,a,i,e}

Diciamolo: di tutto.
Foulard rosso e nero bellissimo, occhiali, orecchini preziosi, braccialetti preziosi e non, fazzoletti ricamati, ombrelli, cinturine, bottoni (tanti), penne, matite, chiavi
Minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni
Amici, conoscenti, parenti, animali, affetti, ricordi, rimpianti, rimorsi
Kilogrammi, capelli, giovinezza, bellezza
Vita

Tra le mie mani bucate, tra le mie dita aperte a ventaglio, il vento dei giorni soffia
e io, ignara ignorante, gli permetto di portarmi via ogni cosa



venerdì 16 ottobre 2015

la fiaba della nebbia

https://flic.kr/p/zHbf7Z
                                           https://flic.kr/p/zHbf7Z

Che immagini da fiaba riesce a creare la nebbia: contorni sfumati delle cose, ma anche dei pensieri, delle emozioni
Gli occhi si confondono e la mente ingannata crede di tornare indietro nel tempo
(Nel passato, là dove parla, sorride, si muove chi non c'è più; la nostra fiaba personale)

Nebbia: su cose, su case, pensieri 
sui ricordi, e emozioni di ieri
e non sai più nè il dove nè il quando
Un minuto, o era un'ora? ed è il tempo
Ogni oggetto è sfumato, sbiadito
dai tuoi sensi ti senti tradito
Ma volando già spiuma la mente
frastornata ritorna al presente 


venerdì 25 settembre 2015

le parole autonome

Le persone pazienti hanno un problema.
A un certo punto, dopo un tot di ettolitri di pazienza, finisce... e non ce n'è più.
Le persone circostanti, abituate a pulircisi i piedi sopra, a chieder loro tutto, l'utile e anche l'inutile, ci restano malissimo! Ma come, non s'era detto che quelli sopportavano tutto? Che davano il doppio di quanto richiesto? Che davano senza chiedere in cambio nulla?
Il punto è il seguente: le suddette persone si aspettano un gesto.
Cos'è un gesto?
Un'attenzione, un pezzetto del tuo tempo che dedichi a me, un fiore, un libro (anche usato, non importa).
Qualcosa di traducibile con "Ti penso, sei importante, capisco quel che mi dai".


E se invece non arriva?
Se gli interlocutori si rivelano per quel che sono, ovvero: egoisti, pretenziosi, queruli, aggressivi, scorretti, insensibili, autoindulgenti, avari (del proprio tempo e del proprio denaro)?

Oh, beh. Facile rimpiazzarli.



Intanto,c'è come un clic.
Una rotellina si gira, una catenella si muove; un contrappeso si alza, una sbarra si sposta, una leva ruota, uno sportello si apre... nel silenzio si sente una voce che dice: "Magari gli capita di avere una ricompensa uguale alla mia".

Così, i grandi amici, i nobili colleghi, i fraterni compagni, le aristocratiche sorelle, si trovano scoperti, nudi, di fronte alla propria miseria.
E non c'è nulla che possa coprirne la vergogna.
E, lasciatemelo dire: ben gli sta.





giovedì 17 settembre 2015

risvegli

Questa cosa è alquanto insolita, ma è propria della mia vita.
Periodicamente, ho come l'impressione di uscire da un lungo sonno, o forse da un lungo sogno: di svegliarmi, così, d'un tratto, di vedere le cose e le persone con occhi diversi, di chiudere un po' di situazioni, di ribaltarne delle altre, di gettarmi a capofitto in attività trascurate.
Soprattutto, la sensazione di aver perso un sacco di tempo in sciocchezze, in cose vane, e la voglia di riprendere di buona lena, anzi di più: con foga.
Di colpo, mi appare inconsistente la necessità fino al giorno prima ineludibile, di determinati rituali.
Mi rendo conto di aver sgranellato le giornate così, in modo sterile e vacuo. Me ne rammarico, individuo le ore morte di tedio, sprecate: mi propongo vivaci obiettivi, intensi traguardi.

Adesso sono in uno di quei risvegli, e ne sono entusiasta (nonostante il caldo, nonostante la fatica del lavoro). Ma so, ahimè, so, che a questa fase ne seguirà un'altra ripetitiva in cui inizierò ad avvitarmi su me stessa... fino al successivo risveglio.


venerdì 4 settembre 2015

quanta strada fa ...

... un calzino?
Sei lì, come sempre, con la tua bagnarola azzurra piena di fantasmini, calzettoni, pedalini
Il lavoro più noioso che c'è
Ci vuol mica la laurea per far questo, vero?
Però vanno scelti: per tipo, per colore.
Io poi ho un dono: li acquisto sempre a gradazione
Quindi un paio antracite, uno color torba, uno fumo di Londra, uno grigio ferro, uno grigio argento,
e poi grigio matita...
Quindi li devo stendere appaiati.
Oddio, potrei anche farne a meno, ma allora, delle due, una: o appaiarli a casaccio, colori diversi, oppure uno alla volta (aaargh! significa rimandare il lavoraccio a dopo, quando saranno asciutti)
Li metto quindi in orizzontale sui fili dello stenditoio, augurandomi che nessun vento ribaldo me li faccia volar via.
E inizio a cercare le coppie.
Una specie di Memory, insomma.
Intanto, penso a loro.
Alla strada che hanno fatto, le cose che hanno vissuto, le ore belle ( o meno belle), la voglia di tornare a casa.
Penso che li amo, i miei cari.
E non importa che è un lavoro umile e faticoso stendere i calzini.
E' per loro.



sabato 29 agosto 2015

saperlo

quando sei giovane, tante volte pensi che i tuoi bambini quando cresceranno... allora sì!
tante volte pensi che adesso non puoi lasciarli soli, ma poi... allora sì?!
che è solo questione di tempo, da grandi... allora sì.

Crescono.
E intanto, tu non sei più quella di prima (quella che correva per le scale saltando gli scalini, quella che portava la spesa, il passeggino e uno in braccio, quella che scappava al mercatino, spesa e poi di corsa al lavoro...)

Ma scatta anche qualcosa.
Loro, vanno.
Strade nascono dalla tua porta, strade che si intersecano, si arricciolano e li portano in luoghi sconosciuti, mai saputi.
Loro hanno amici, gruppi, ragazze... ognuno di loro ha un universo che gravita intorno.

Escono dalla porta.
Di colpo, sulla casa scende il freddo e il vuoto.

I tuoi passi fanno uno strano rimbombo, e quando dici:"Ehi!" non ci sono più le risposte che sapevi.
Il cane dorme.
Oppure fa finta: accoccolato accanto alla porta, aspetta.


giovedì 27 agosto 2015

stanchi dell'estate

stanchi dell'estate trascorsa,dell'autunno in arrivo,dell'eterno arrotolarsi delle vite su se stesse
della vita... delle vite...
della vite



ma alla fine
in che cosa consiste la vita se non in un susseguirsi ripetitivo di azioni, quasi uguali quasi
diverse un pochino ogni giorno
anche noi
uguali (siamo noi! che diamine)
quasi uguali quasi
diversi
tanto che chi non ci vede da tanto
quasi
non ci riconosce
e chiede (infatti) conferma
"Sei tu?"

sabato 15 agosto 2015

F: erra! GO? [sto...]

Il titolo di questo post può voler dire diverse cose, anche niente, lascio ai rari passanti la libertà di scegliersi il senso preferito.
Per me direi  così:
la F è vagabonda (oppure sbaglia)
Segue il comando di partenza: GO
a cui succede la mia sommessa risposta: resto qui.
ma insomma, è un po' un nonsense (adoro i nonsense, andavo matta per il bacedifo... chissà se qualcuno se lo ricorda...)
Oggi è Ferragosto, quindi la mente può andare a ruota libera
non ci sono impegni stringenti
ma ciò non equivale a oziare,
bensì a scegliere le incombenze e le attività a cui in quel momento ci si sente più portati.

Buone Feriae Augusti


domenica 9 agosto 2015

¿Que te pasa?

Alle volte mi sembra quasi che sia possibile.
Possibile parlare... parlare davvero.
Comunicare, intendersi, capirsi, essere sulla stessa lunghezza d'onda.

Poi...
Poi mi sento dire la frase fatidica
"No, non stai parlando troppo..."
Poi, percepisco che sto monologando

Sento risuonare l'eco delle mie parole

Di colpo, sento che mi passa la voglia, l'ispirazione...
i pensieri si inaridiscono come le pellicole sfogliose della cipolla
scricchiolano e si sbriciolano fra le dita, sotto i denti...

(No, neanche questa volta è andata...
impossibile, non riesco a comunicare...
Io non sono un disco da ascoltare: vorrei interlocutori
vorrei contestare, discutere, confrontarmi...)

Cascano le ultime illusioni nell'eco sorda dei convenevoli di circostanza


sabato 1 agosto 2015

Ah... ghost :O

Ecco, chissà se questo titolo piacerà. Magari no, ma fa niente.
Deve piacere soprattutto a me: in quanto deve esprimere ciò che penso, ciò che sento.
Mica devo scrivere quel che penso possa piacere a chi legge... Aaargh
Già sto svenendo dalla fatica di questo arzigogolo.

Però posso spiegare cosa significa, insomma, come la vedo io.
Diciamo un Luglio da incubo.
F.I.N.I.T.O.

Però il suo spettro si aggira fumoso e cupo per le stanze
Per questo: GHOST
Vabbè. Adesso, con agosto, già si intravede l'inizio dell'anno scolastico e tanta sana, noiosa, tranquilla normalità.
La mia botta in testa sono le feste e le vacanze.


giovedì 2 luglio 2015

Eppure... E' stata Estate

Impossibile? no, tutto si può fare. Anche seppellire emozioni. Coprendole di molta noia polverosa, di ore di tedio, e poi schiacciando con abitudini trite. Una pala alla volta, plaf, plaf. Soffocheranno, un po' per volta. Almeno, lo speriamo. (Narrano le vecchie del paese, che capitava talvolta agli uomini, arando i campi, a ottobre, di trovar punti in cui il vomere si fermava. Fermati buoi, spostando le zolle con la vanga, appariva un'emozione, viva e colorata, come fosse appena sbocciata)


martedì 26 maggio 2015

reading Martha Rivera Garrido

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.
 (Martha Rivera Garrido – Santo Domingo – 19 Gennaio 1960)

domenica 10 maggio 2015

Una valigia di piume

Lasciare che vadano
Questo deve fare la madre.
Anche se non è stato fatto sempre, non con lei.

Lascia che volino via, che non sentano il clangore del ponte levatoio che si chiude
che non guardino la strada brillante di luce e di vita da dietro i vetri, dalle tendine chiuse
Che non sentano la cappa di buia disapprovazione
Il rancore_quasi_ il disamore

Volate, andate, non chiedete: ...posso?
Partite liberi, leggeri, con una valigia di piume in cui non ci sia alcun senso di colpa

Solo così, forse, tornerete